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Una, dieci, mille Catania

“Bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro”

Queste parole, attribuite a Tucidide quasi 2.500 anni fa, rimangono per me sempre attuali in ogni aspetto della vita. Quando viaggio, assumono ancora più valore.

Ogni volta che viaggio in un posto, la prima cosa che faccio è cercare di trovarne le origini. Provare a riportare indietro le lancette di quel tempo per scoprire il perché di ciò che vedo, per dare un senso compiuto al complicato puzzle socio-urbanistico che mi ritrovo davanti.

Amo osservare le città in tutti i loro elementi e con tutti i miei sensi: il suono della gente che socializza dentro un locale, la cortina di edifici che circonda una strada, gli odori che risiedono in determinati luoghi. Tutto concorre a definire dentro di me un sentimento verso un luogo, un’idea di città solo mia, unica nella sua concezione perché basata su una pluralità di fattori esogeni ed endogeni che non si possono governare. Sono variabili che colpiscono la tua pellicola dei sensi e producono un’immagine di quel luogo che ti rimane dentro.

Per me, dunque, ogni città proietta un’immagine diversa a ciascuna persona. Tra le tante differenze, ciò che mi interessa è il numero di dettagli della foto, fattore legato a ciò che conosci di quel luogo.

La foto di Catania che conservo ha una risoluzione elevatissima, perché qui io ci sono nato, cresciuto. Ho osservato la città, studiandola dalle sue origini fino ai giorni nostri. Me ne sono innamorato. Così, ogni pixel per me rivela una storia, un motivo, un fattore generatore che concorre a spiegarne il quadro.

Non mi è possibile mostrarvi questo capolavoro che ho nella mia mente perché, come per ogni quadro, la vista gioca un ruolo fondamentale nella comprensione. Quel che posso fare, però, è raccontarvi uno tra gli aspetti che più mi lega a lei. Un brano di questa città che secondo me racchiude parte della sua anima. Un rapporto che rimane immutato nell’uomo dall’origine del suo tempo.

Delle migliaia di Catania possibili nel mondo, vi parlo dunque della mia Catania, quella che si specchia sull’acqua.

Da 0 a 3.000

Per comprendere cosa significa il mare, per Catania e i catanesi, è meglio però partire da molto in alto, diciamo oltre i 3.000 metri.

Catania nasce all’ombra del più alto vulcano attivo d’Europa, l’Etna, modellando la sua forma ed estendendo il suo litorale grazie proprio alla costante attività eruttiva d’ a Muntagna – così viene chiamata l’Etna dai suoi figli.

In effetti, la figura che meglio identifica l’Etna per i locali è quella di una madre. Colei che veglia sulla città fin da prima della sua nascita. Ai tempi nostri, questa maestosa presenza la si percepisce non solo alzando gli occhi al cielo, ma anche camminando per le vie della città e osservando la matericità della sua architettura – pregna di basalto lavico – e, soprattutto, affacciandosi sul mare.

Questo perché Catania vive abbracciata e rassicurata da due elementi naturali, ritrovandosi in costante pendenza tra il blu etereo del mare e il nero massiccio del vulcano. A voler non essere obiettivi, Catania è una terra fortunata: riscaldata dal sole siciliano, raddoppiata nei suoi riflessi dall’acqua in cui si specchia, resa fertile dalle proprietà del terreno lavico sulla quale poggia.

Parlando di qualità, però, è il fattore geografico che ha maggiormente influito sull’evoluzione culturale e sociale della città. In mezzo al litorale orientale della Sicilia, proprio di fronte alla Magna Grecia, culla della civiltà occidentale, sin dalla sua fondazione col nome di Katane ­– nel 729 a.C. ad opera dei Calcidesi – tanti popoli si sono susseguiti nel dominio del territorio, giovando sia della florida bellezza locale che della sua strategica posizione, al centro del Mediterraneo.

Le viscere della città, se osservate con attenzione, testimoniano questo accavallamento di culture e storie, che trovano il loro eco nella lingua locale, nelle gestualità e nella socialità dei catanesi, da sempre aperti verso il mondo, con le braccia larghe quanto il mare che respirano e il sangue caldo quanto la lava d’ a Muntagna.

Sul lungomare della mia vita

Quando nasci e cresci col mare vicino, difficilmente ne potrai più fare a meno.

Lui invade i tuoi sensi di continuo, chiamandoti costantemente a sé per mostrarti sempre lo stesso orizzonte. Ogni volta che lo osservi, però, ti senti semplicemente meglio.

Se il vulcano è casa in senso ancestrale, il mare per i catanesi è l’estensione di questa dimora verso l’infinito di quell’orizzonte, che ci ricorda il nostro essere isolani e al contempo ci spinge verso ciò che sta oltre.

I catanesi il mare lo hanno sempre vissuto. Qui, a Catania, puoi osservare il mare da mille luoghi, tutti diversi e unici, costruendo dentro di te un lungomare geografico ed emotivo.

Il mio, di cammino, lo troverete riassunto tra queste righe.

Aci Trezza

La terra de I Malavoglia di Verga, si trova giusto a Nord di Catania ed è comodamente raggiungibile in macchina (venti minuti dal centro cittadino).

La linea costiera è scogliosa, ma assolutamente agevole. L’accesso al mare è quasi dappertutto gratuito. Tra i servizi di cui si può usufruire (con pochi euro) sottolineo l’affitto della canoa, che ti permette di passeggiare dentro il mare e raggiungere sia i faraglioni che l’isola Lachea, elementi paesaggistici caratterizzanti di quella frazione della linea costiera.

Se vuoi goderti un pranzo estivo, leggero e catanese – a un prezzo assolutamente contenuto – ti consiglio di ordinare una granita con brioche al Gran Café Solaire o al Mythos Cafe (vicini tra loro, sul lungomare di Acitrezza). Pistacchio e mandorla i gusti migliori secondo me.

Se vuoi goderti in assoluto relax il paesaggio di questo borgo, al porto di Acitrezza chiedi per un rapido tour in barca. Per un prezzo sicuramente contenuto ti garantirai un giro su una delle imbarcazioni caratteristiche del luogo.

In estate, a fine giornata ma prima dell’imbrunire, dirigiti al Jenko, dove potrai goderti un drink su semplice terrazza sul mare isolata da tutto il resto, con vista sui faraglioni.

Se vuoi mangiare bene, non hai che l’imbarazzo della scelta. Sono infatti molti i ristoranti affacciati sul mare con pesce di qualità. Uno su tutti, anche se un pelo più nascosto rispetto al mare, è la trattoria Il Nespolo.

Aci Castello

Proseguendo verso Catania, subito dopo Aci Trezza, troverai quest’altro ex borgo di marinai, la cui parte più conosciuta si trova a strapiombo sul mare. L’accesso alla linea costiera è un poco più difficile in questa zona in quanto il litorale è leggermente più profondo rispetto a quello di Aci Trezza, ma nulla di complicato.

Entrati nella piazza centrale, anch’essa circondata dal mare, il castello Normanno-Svevo vi rapirà lo sguardo. Costruito a strapiombo sul mare, dalle terrazze di questa fortificazione vi potrete godere una vista a 360 gradi sul Mar Mediterraneo e sul territorio che si inerpica fino all’Etna. Per chi vuole conoscere qualcosa in più sulla storia di questo luogo, con pochi euro potrete visitare il museo civico, interno al castello.

Proseguendo oltre la piazza principale, dopo aver camminato per le vie del borgo marinaio, seguendo la linea del mare, proseguite verso i Muretti di Aci Castello, il lungomare nascosto di questa frazione.

Questa è la zona meno conosciuta dai turisti e più sfruttata dai locali, soprattutto i giovani. Sempre scogli, ma abbastanza agevoli, con qualche piattaforma lignea accessibile a pagamento. Qui potrete passare qualche ora di relax a contatto col mare e con qualche servizio balneare incluso (sdraio, ombrellone, possibilità noleggio canoe ecc).

Per una cena all’aperto vista mare, un ristorante che consiglio è Muré Enjoy Food, un’esperienza culinaria ed emozionale alla portata di molti portafogli.

San Giovanni Li Cuti

Nel cuore di Catania, sotto il lungomare della città, si conserva un piccolissimo luogo che vive in simbiosi col mare.

Questo mini-borgo (solo una strada) accoglie molti locali e pochissimi fortunati turisti con la sua spiaggia di sabbia nera (di origine vulcanica) e il suo porto embrionale. Troverete bagnanti che si tuffano da ogni punto, perché il mare è totalmente accessibile e gratuito in questo angolo di città.

Sulla terraferma, pochi ristoranti caratteristici si susseguono con le loro terrazze sul mare. Tutti validi, ma il mio voto va a Cutilisci, situato davanti al porticciolo con i suoi tavoli che guardano le barchette ormeggiate dei pescatori. Tanta qualità, tanti profumi, tanta tradizione. In definitiva, tanta roba.

Appena alzati da tavola e ancora col profumo di salsedine sulla pelle, andate a smaltire il pasto passeggiando al lungomare, raggiungibile a piedi da qualsiasi direzione. Se avete ancora spazio nello stomaco, fermatevi per un dolce da Ernesto, non ve ne pentirete.

Lungomare di Catania

Il luogo del passeggio estivo della società catanese. 2.000 metri di strada che collegano il porto di Ognina a piazza Europa, porta figurata della zona più in della città.

Nel mezzo troverete buona parte dell’essenza di Catania: il mare, la lava, il cibo, le persone, le macchine, le giostre (da evitare), i camion dei panini (vai da Jonathan, il panino più buono della città), un playground, pescatori, e altro ancora.

Unico consiglio, non farsi scoraggiare dalla marea di catanesi che invadrà la strada.

Siamo fatti così noi, ci piace vivere la nostra città. Non siamo tarati per stare a casa.

Castello Ursino

Il mare a Catania lo trovi anche dove non c’è.

Il Castello Ursino ne è la prova.

Situato nel cuore della città storica, il Castrum Sinus – ovvero Castello del Golfo – fu fatto costruire nel XIII secolo da Federico II di Svevia, su un promontorio che si affacciava sul mare ma che dominava altresì il centro urbano, all’interno di un ampio progetto di fortificazione del territorio.

Come detto, le colate dell’Etna hanno più volte rimodellato i confini della città, estendendo in alcuni casi la linea costiera. Un esempio di tale forza si ebbe nel 1669, quando la lava arrivò e penetrò le mura cittadine sul versante Ovest, per poi proseguire la sua corsa lambendo proprio il castello e sfociando in mare.

Se da quel momento il castello non fu più bagnato dal Mediterraneo, del rapporto tra questi due elementi se ne conserva ancora traccia nel fossato.

Per gli amanti dell’arte e della storia, il castello – restaurato in epoca fascista – ospita le raccolte civiche in cui sono presenti le sezioni archeologiche Medievale, Rinascimentale e Moderna. Se siete fortunati, troverete anche esibizioni temporanee ad arricchire l’interno della struttura.

Una volta usciti dalla fortezza, rilassatevi nell’antistante piazza dei libri, il risultato di un processo di rigenerazione urbana partecipata. Quello è uno spazio di tutti, che dal pomeriggio a tarda sera vive di socialità.

Da qui, se volete, vi consiglio di proseguire verso Est, attraversando una via tagliata in due dalla linea ferrata che qui sbuca fuori dal sottosuolo. Scoprirete che al di sotto di voi non passa solo il treno.

La linea dell’acqua

Il Cortile di Gammazita si trova giusto a pochi passi sulla vostra destra. Qui – tramite prenotazione – è possibile scendere dentro il pozzo omonimo. L’esperienza, che vi consiglio di fare, vi racconta di un altro rapporto tra i catanesi e l’acqua, dal nome Amenano.

Questo fiume, che una volta guardava il sole, attraversa sotterraneamente l’antico centro della città in 7 diversi corsi d’acqua. Al giorno d’oggi, in pochissimi punti è ancora possibile vederlo a cielo aperto. Il pozzo di Gammazita è uno dei fortunati.

Il corso del fiume segue Est, come questo cammino, per essere nuovamente ammirato poche centinaia di metri dopo, in un locale molto caro alla mia generazione: l’Ostello.

A due passi dalla pescheria, riversato su una piazza con vista sulle terme romane, l’Ostello è una pietra miliare della movida locale, un luogo dove assaporare la travolgente socialità dei catanesi. In una sala interna del locale, lontana dal baccano della vita di sopra, potrete cenare accompagnati dallo scorrere del fiume.

Se avrete la possibilità di pernottare in quelle zone, il mattino seguente alzatevi alla buonora per visitare il mercato storico della pescheria. Proprio dietro la Cattedrale – dedicata alla patrona di Catania, Sant’Agata – sorge il più caratteristico mercato della città, che invade tutti i sensi e porta indietro le lancette del tempo.

Il passaggio da questa Catania viscerale a quella elegante – rappresentata da Piazza del Duomo – è segnato dalla Fontana dell’Amenano, per gli abitanti chiamata acqua o linzolu per via della forma che lo scorrere dell’acqua assume in questa fontana.

Questa linea trasparente tracciata dall’Amenano, che da lì torna a percorrere il suo cammino per poi sfociare nell’imminente porto, raccorda Catania con la sua storia e le sue leggende.

Seguendo questo fiume invisibile, si osserva la città nel suo ventre, senza più filtri.

La porta sul mare

Come ultima tappa, lasciando la Piazza del Duomo e passando per la porta Uzeda – una delle entrate storiche della città, un tempo cinta da una cortina di mura cinquecentesche volute dal dominatore spagnolo dell’epoca, Carlo V – ci si ritrova davanti ad un luogo simbolo della città, gli archi della marina. La particolarità della struttura – concepita e utilizzata ancora oggi per connettere la linea ferrata che viene da Sud alla stazione – risiede nel suo unico rapporto con il mare. Ai tempi della sua realizzazione, sul finire del XIX secolo, questo particolare viadotto fu eretto sull’acqua, dato che allora la città si incontrava col mare proprio in prossimità della porta Uzeda. Le poche foto dell’epoca risaltano dunque il valore scenico e simbolico di questa struttura, che con le sue arcate costituiva la porta d’ingresso della città dal mare, tramite il porto vecchio.

Seguendo questi archi arriverete infine alla stazione, pronti per tornare a casa dopo un viaggio che, ne sono certo, vi porterete dentro.

 

“Di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”
(Italo Calvino)

 

Articolo scritto da Sergio Tarquinio